L’inclusione ai tempi del Covid-19

Il vero centro dell’apprendimento non è
nella scienza, nella letteratura o nella storia,
ma nelle attività sociali del fanciullo.
Dewey, Il mio credo pedagogico

Ricorderemo a lungo questo periodo come un momento difficile, ma anche come occasione per crescere e scoprire nuove risorse. L’emergenza ci ha colti di sorpresa ed ha resistito solo quello che era collaudato. La realtà scolastica ha visto luci ed ombre, sta a noi rimarcare anche quello che ha funzionato, patrimonio utile per analoghe situazioni. Innanzitutto i rapporti interpersonali, tra i docenti, gli allievi e i genitori; abbiamo scoperto il valore della relazione che ha permesso di reagire dopo il primo momento di smarrimento. Abbiamo scoperto che la tecnologia ha un senso, ma come strumento di comunicazione, dietro il quale vi siano contenuti e anche il desiderio di conoscere e relazionarsi, di essere assieme.

La scuola in mezzo a mille difficoltà si rivela occasione unificante; in un periodo di distanza fisica porta il sapere nella routine quotidiana e permette un ordine interiore che si propaga a livello familiare. Poiché la casa è diventata lo spazio dell’apprendimento, sempre più significativo è l’intervento di mediazione della famiglia. Quella mediazione che ha promosso l’integrazione delle persone con disabilità e che, secondo la nostra rivista, in questo momento è il banco di prova dell’attuale scuola italiana. Ogni lezione impartita per via telematica deve tener conto della presenza di chi è in situazione di handicap, che non deve esser affidato solo all’insegnante di sostegno, ma deve sentirsi all’interno di una comunità di apprendimento. Non dimentichiamo l’indicazione di chi ha posto le basi della scienza cognitiva, Jerome S. Bruner: E’ possibile insegnare qualsiasi argomento a qualsiasi bambino, a qualsiasi età, purché venga fatto in modo onesto. E il ‘modo onesto’ è tener conto di lui, metterlo al centro dell’apprendimento, fare in modo che partecipi alla ‘cultura del compito’, in cui ciascuno porta un contributo alla costruzione del sapere comune.

Occorre che l’allievo disabile si senta parte di una solidarietà collettiva che dà senso non solo alla sua vita e alla sua partecipazione, ma anche a quelle degli altri allievi. L’apprendimento diventa veicolo di socialità, il web attualmente utilizzato per tutti, è stato per moltissime persone disabili la vera finestra sul mondo. Adesso siamo tutti alla ‘finestra’ e possiamo aprire canali di solidarietà che attribuiscono significato all’apprendimento.

La specificità dei mezzi di comunicazione telematica propone una didattica essenziale, funzionale all’apprendimento di chi ha difficoltà. Si sperimentano per tutti nuove modalità basate sull’interesse, necessario per chi, essendo a casa, non è inserito nella dinamica della classe. Si chiede di concretizzare quanto appreso in piccoli lavori che possono esser realizzati da tutti. Possono sostituire la valutazione: opere che danno orgoglio, identità e senso di appartenenza a coloro che partecipano anche se solo parzialmente alla loro creazione (Bruner).

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